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Food Marketing. Fiere di settore: vantaggi e dritte per parteciparvi.

Le fiere di settore: opportunità per le PMI del food

Le imprese agroalimentari, grandi medie o piccole che siano, non possono mancare ad appuntamenti imperdibili come le fiere di settore. Questi eventi a cui le PMI prendono parte ogni anno sono delle vere e proprie opportunità, su cui vale la pena puntare in termini di soldi, tempo e organizzazione.

Infatti in un decennio come quello attuale, dominato dai social media, il settore food preferisce ancora promuovere se stesso offline. Dal vivo. E a ragion veduta visto che un conto è vedere il cibo in foto su Instagram un conto è viverlo. Toccarlo, annusarlo, assaggiarlo nello stand di una fiera.

Ma oltre che saziare gli stomaci degli avventori, le PMI che partecipano alle fiere del food conseguono altri vantaggi. Quali? Vediamoli insieme e, da bravi imprenditori mercato agroalimentare, prendiamo nota.

1. Vendita

Quando pensiamo “fiera” ci vengono in mente sinonimi come “mercato”, “commercio”, “vendita“. Gli stand traboccanti di prodotti quali pasta, latticini, vino e ortaggi affollano la nostra mente. E affollano anche la mente degli avventori, che chiederanno senz’altro informazioni sulle prelibatezze esposte.

2. Autopromozione e promozioni

Il fornire informazioni, di cui ho accennato al punto 1, si collega con l’autopromozione, il personal branding. Di fronte a un cliente, a maggior ragione se è un tale cultore del food da essersi spinto in una fiera, bisogna conoscere e valorizzare al meglio il proprio prodotto. Se tale cliente lavora in ambito food (come consulente, food blogger, etc.) bisogna ingraziarselo in tutti i modi, sorridere, dare tutte le informazioni relative a preparazione, provenienza, etc. Altri modi per attrarre clienti (e fidelizzare quelli acquisiti) al proprio stand è lanciare promozioni (assaggi gratis, sconti per ogni due prodotti acquistati, etc). Molto importante è avere nel proprio stand personale altrettanto preparato e cortese nel dare indicazioni e anche chef che diano diano dimostrazioni culinarie al pubblico.

3. Relazioni umane

Le fiere hanno un pregio che nelle community virtuali manca: la capacità di stringere rapporti umani. Rapporti che, ovviamente, non si limitano al recapito del cliente a cui vendere in seguito, ma si allargano ad altri possibili soggetti (fornitori, consulenti specializzati in PMI agroalimentari, altri imprenditori con cui creare partnership, etc.). Le interazioni dal vivo coi soggetti permettono anche di capire meglio le loro intenzioni non solo attraverso il linguaggio verbale (quello delle parole), ma anche quello non verbale fatto di espressioni del volto, tono di voce, movenze, prossemica (ossia, la distanza reciproca fra i due interlocutori). Questi fattori sono importanti per capire le reali intenzioni dell’interlocutore, la sua credibilità, etc.

3. Analisi della concorrenza

Abbiamo parlato, nel punto 2, di studio dell’interlocutore. Ebbene, in una fiera di settore ci sono altri player che dobbiamo tenere d’occhio: i competitors. Mai restare confinati nel proprio stand, per quello ci sono i dipendenti. L’imprenditore, di tanto in tanto, è meglio che faccia un giro di ricognizione dei vari stand, delle loro offerte, delle loro strategie di marketing. I dati raccolti permetteranno di elaborare un’analisi di mercato da cui prevedere le mosse per sbaragliare la concorrenza.

4. Internazionalizzazione

Non si può più pensare di vendere su scala locale, specie con la scarsità di domanda che vi è in Italia a causa della crisi. Questo ha una precisa conseguenza: oggi il business principale sono le esportazioni, tanto da costituire il 50% del fatturato. Il Made in Italy, anche in campo alimentari, ha sempre più mercato, quindi se in una fiera ci si imbatte in grossi distributori e consulenti per l’internazionalizzazione delle imprese la cosa migliore e prenderci contatto.

 

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